TASSAZIONE DEL NETWORK MARKETING

14 aprile 2018 | no responses | 212

Una delle discussioni più ricorrenti nel mondo del network marketing, riguarda gli aspetti civili e fiscali di questa attività, le informazioni disponibili in rete sono incomplete e spesso errate, con questo post cercherò di fare chiarezza e di dare tutte le informazioni in mio possesso.

La prima domanda che ci poniamo è chi può svolgere l’attività di Network Marketing in Italia. La risposta è molto semplice, non esistono particolari limitazioni di accesso in questa categoria, la può svolgere chiunque abbia compiuto 18 anni, non abbia pendenze penali e disponga della licenza da parte dell’azienda demandante.

Per quanto riguarda le persone che hanno già un proprio lavoro dipendente, i contratti collettivi nazionali privati non menzionano divieti per svolgere questa attività. Tuttavia esistono delle limitazioni per i dipendenti di alcuni enti pubblici, come ad esempio le forze dell’ordine. In ulteriori casi potrebbe sussistere l’obbligo di svolgere l’attività in maniera part-time, comunque sia, una richiesta d’informazioni al vostro ufficio del personale, risolverà ogni dubbio in proposito.

Ulteriori limiti sussistono per i trattamenti pensionistici e previdenziali, ad esempio le pensioni di invalidità possono subire una revoca, mentre gli assegni di disoccupazione, di mobilità e la cassa integrazione potrebbero subire una riduzione.

Veniamo all’aspetto della tasse, dove ci sono ottime notizie, infatti l’attività di network marketing è soggetta a una trattenuta definitiva alla fonte, questo significa che l’azienda, nel momento in cui eroga le provvigioni all’incaricato, ha già trattenuto l’importo destinato all’erario, per cui i compensi ottenuti sono al netto, liberi da qualsiasi altro impegno verso il fisco.

La ritenuta è del 17.94%, infatti l’aliquota IRPEF è del 23% sul primo scaglione d’imposta, calcolata sul 78% dell’imponibile, inoltre essendo una trattenuta alla fonte, non sussiste l’obbligo di presentare la dichiarazione dei redditi.

Inoltre, i guadagni percepiti svolgendo l’attività d’incaricato alle vendite, non fanno cumulo con altri redditi, per cui non sussiste pericolo di aumenti di aliquota.

Superati i 5000 euro netti all’anno è comunque necessario aprire la partita IVA e iscriversi all’Inps. L’iscrizione all’ente previdenziale avviene alla gestione separata, secondo la legge 335 del 1995 che prevede un contributo complessivo del 28.72%, con un terzo a carico dell’incaricato. Anche in questo caso, sarà la casa madre a trattenere il 9.24% da versare all’Inps.

Tornando al discorso delle imposte, anche con il superamento dei 5000€ netti all’anno, la trattenuta sarà sempre del 17.94% e non si dovrà continuare a presentare la dichiarazione dei redditi.

Inoltre l’attività d’incaricato alle vendite non è soggetta agli studi di settore, all’iscrizione alla camera di commercio, e all’IRAP.

L’unico obbligo riguarda l’Iva, infatti le provvigioni percepite dall’azienda saranno al lordo e quindi sarà compito dell’incaricato versare l’IVA alle singole scadenze ; 16 marzo, 16 maggio, 16 agosto e 16 novembre.

Inoltre Il 27 dicembre è il termine ultimo per versare l’acconto Iva dovuto per le liquidazioni periodiche di chiusura dell’ultimo mese o dell’ultimo trimestre dell’anno.

Normalmente per questi adempienti ci si rivolge a un consulente che prepara tutte le pratiche, ci ricorda le scadenze e ci prepara gli F24 da inviare all’Agenzia delle Entrate.